Di questi tempi m’imbatto spesso in storie e testimonianze sulla disabilità. La descrizione di una propria condizione, il giudizio sulla vita dell’altro. Per la gran parte, queste vicende hanno un epilogo positivo. La disabilità è diventata chiave per reagire, strumento di rivoluzione della propria esistenza, modalità con la quale decifrare e disfare, per ricostruirla, una società accessibile e, pertanto, democratica.

Non sempre, però, è così.

Altre storie affollano comunque i libri, i romanzi, le cronache dei quotidiani e, sovente, quelle televisive, i semplici post come le dichiarazioni on line. Ci riportano a diritti negati, al bullismo, alle difficoltà di vivere la città, il territorio, di sentirsi parte di una comunità, amati per quel che si è. Rientrano, malgrado ogni nostro volere, nella percentuale asservita allo share e all’audience, al sensazionalismo e pietismo esasperati. Si fanno spazio e riproducono con l’involuzione del linguaggio che ascoltiamo per strada, nelle diatribe politiche, in ogni piazza reale e virtuale. Dei veri e propri combattimenti, sfide all’OK corral. Siamo passati, nel tempo, da una cultura politicamente corretta sulla disabilità, che non ha ammesso alcun tipo di dubbio su come leggerla, accoglierla, includerla, ad un periodo nel quale si sono abbandonate ovvie e forse inutili patine, difese, diaframmi per descriverlo per quel che è. L’Handicap non è mai omologabile. Così come lo strumento che si decide di adottare per parlarne. Diverso e alternativo, comunque libero, come AIDA auspica. Solo, mi preme evidenziarlo e ribadirlo all’infinito, anche e soprattutto all’interno di questo sito internet non possono essere ammessi turpiloqui, offese gratuite e la mancanza di minima educazione e decoro verbale. Si può dire e affrontare tutto ma, come sempre, osservando delle regole minime di civiltà.

 

David Giacanelli

Consigliere A.I.D.A.