Fa impressione pensare che la carta stampata, già in difficoltà ai tempi d’oggi, per alcune aree geografiche sia diventata un lusso impensabile. Così è per piccoli borghi caratterizzati dagli ultimi terremoti. A Visso, per esempio, Arquata del Tronto, Santarcangelo e molti Comuni in Abruzzo, nelle Marche e nel Lazio. E gli anziani che si lamentano. Sono perlopiù i testimoni di borghi che non esistono più, la traccia di un tempo che è stato, ma che vorrebbero potere continuare, almeno, a leggere. Ritagliarsi una consuetudine cara, che li teneva e terrebbe legati alla realtà, ancorati all’informazione, quella finestra da schiudere sul mondo. L’illusione di esserci ancora, di saperne, di poter dire la propria. Non solo per superare la condizione di sopravvissuti, mitigarla, elaborarla diversamente riconnettendosi e confrontandosi con quanto accade negli spazi vicini e più lontani, ma per sentirsi parte del Paese. Con un peso specifico, elettorale, condizionante. È rimasta, solo, qualche copia cartacea nei bar centrali. I chioschi hanno progressivamente chiuso o si sono convertiti alla vendita di altra merce. Ci sarebbe la televisione, poiché computer e informazione digitale tra segnali deboli se non assenti e anacronismi e difficoltà d’incontro, di mondi troppo distanti, sono impenetrabili. Volutamente, con quella sana ostinazione e l’orgoglio di volersi leggere le notizie sulla carta, stropicciarla all’abbisogna, farne conversazione nei crocicchi quotidiani. Come poteva essere andare al cinema o al teatro. Non certo la luna, un capriccio distante ed elitario, soltanto leggersi il proprio giornale. Potere decidere d’informarsi ma, soprattutto, scegliere il mezzo con il quale farlo. Sono quelli cui è stata, magari, assegnata una casetta provvisoria, e che si lamentano della distribuzione e delle ferree pur comprensibili leggi del mercato. E devono essere contenti. Lo sono ma, cinicamente, il loro pensiero non può che andare all’isolamento che li tiene ancorati ai resti di una precedente esistenza. Un confinamento forzato. Un silenzio continuo e siderale, quasi una volontà oscura che ricorda loro come il Paese potrebbe essersi già dimenticato. Sono pochi, perché investire troppo nella loro comunicazione e opportunità d’essere informati? In meri termini numerici non rappresentano, neanche, importanti bacini elettorali. Non spostano baricentri, né determinano cambiamenti politici. I distributori e i service, d’altro canto, non guadagnano più nel portare poche copie di giornali attraversando chilometri di strade impervie. Il profitto è troppo poco, le vendite troppo esigue com’è la popolazione richiedente. E così quel che rimane di antichi borghi, centri storici attraversati da feroci sismi, un cielo lattiginoso e giallo, temperature invernali impervie, casette di legno acconciate a moderni villaggi, tanto silenzio inquietante e il deserto intorno è anche l’assenza d’informazione.

David Giacanelli
Consigliere A.I.D.A.