Ho sempre timore di chi, per volere cambiare una realtà critica e in crisi, si dibatte in un mulinare di slogan e invettive, rivoluzione, cambiamento e nuova era. Non per la dignità e preziosa contezza dei propositi, ma per paura che tutto resti fumoso. Sono chiari gli intenti e gli obiettivi, dove si vuole arrivare attraverso un’operazione di radicale cambiamento e opposizione all’esistenza che dispiace e mortifica , ma non si capisce con quali strumenti e modalità lo si raggiungerà. Di quali forze ci si servirà. Chi attuerà la selezione di una nuova classe dirigente, sulla base di quali prerequisiti e requisiti. Le volontà esistono, così i buoni propositi e l’esperienza. Così i gruppi di lavoro più o meno spontanei. Dunque? Temo che, davvero, la Politica non solo italiana sia arrivata ad un punto di stallo. Non si capiscono diversi passaggi interni alla vita dei partiti. È sempre stato così, ma oggi, giunti all’anno zero, se si vuole davvero dimostrare un cambiamento bisogna avere il coraggio di assumersi delle responsabilità, di scegliere gente rivendicando la propria scelta. Altrimenti si rimarrà sempre perplessi e amareggiati per modelli antichi e strutturati del passato, per le dubbie modalità di cooptazione delle persone, del loro coinvolgimento e responsabilità nella vita di partito. Non si vogliono reiterate e polverose logiche. “In base a quali criteri” – si chiede la gente. Ci sono gli eletti, e questo fino a prova contraria è un punto incontrovertibile. In democrazia chi riceve più voti è legittimato a rappresentare il proprio elettorato governando o facendo una buona opposizione. E tutti gli altri? Non riesco a capire in questo mare di correnti e contrapposizioni individuali, all’interno degli stessi partiti, chi con coraggio farà valere delle regole e si prenderà la responsabilità di scegliere, per tutti. Posti, ruoli, funzioni. Se non si delega e non si cominciano a formalizzare delle posizioni e incarichi tutto rimane rinchiuso in una bolla opaca, che sotto intende troppo e dà spazio ad argomentazioni antiche, le stesse che favoriscono il profluvio di movimenti anti sistema, anti tutto, facilmente condizionabili e etero diretti. Sotto meravigliosi intenti e slogan, poi tutto si concretizza e cristallizza secondo vecchi moti d’operare. Si vedono piattaforme, gruppi di lavoro e di ascolto, tutti intervengono per dire la propria o condividere, contribuire a diffondere la necessità di un cambiamento e di una politica nuova. Sarà interessante capire come legarli tutti, i copiosi contribuiti della società civile, come raccogliere le esperienze oltre la fiducia e il sostegno di chi sempre ha espresso una posizione personale, chiara e legittima, e lo farà a oltranza sostenendo un partito e una storia politica personali. Bisogna anche che la Politica riconosca l’importanza di questo afflato, di questo esserci stati sempre, incondizionato, la condotta propria dell’elettorato intelligente e silenzioso, cosciente e volenteroso. Perché anche l’incondizionato, con il passare degli anni e i numerosi problemi che tutti ci attraversano, arriverà a porre delle condizioni. E non è detto che resti lì, in quella posizione di certezza e comodo. Perché tutto non resti sempre liquido e magmatico e rischi di perdere ulteriore consenso, deve concretizzarsi in scelte operative, nomi e cognomi. È naturale e giusto e vedremo quanto accadrà a questo giro di boa.

 

David Giacanelli

Consigliere A.I.D.A.