L’altro giorno mi hanno bucato, per dispetto, le gomme della macchina: tre su quattro, per la precisione; evidentemente perché con la quarta non hanno fatto in tempo.
Sapete perché ve lo racconto? Perché alla mia auto voglio bene, come la maggior parte degli automobilisti, quindi non vorrei mai vederla pregiudicata, rispetto alle altre, da un impedimento voluto dal caso, dal destino, o da chi volete voi, tanto fa lo stesso. La mia auto, in mezzo alle altre con le gomme regolarmente gonfie, più bassa del solito e impossibilitata a muoversi, a fare un passo direi, in quel momento mi è apparsa disabile, cioè pregiudicata nello svolgere la sua funzione, quella per cui la sua “natura” di automobile l’ha programmata.
Certo, nel mio caso il responsabile è un vigliacco figlio di buona donna, non ci piove; però chissà quanti individui nati con una disabilità, o i loro familiari più stretti, hanno definito in quel modo anche il destino, o il caso, che su di loro o su un loro congiunto è sembrato accanirsi senza ragione alcuna?

Sono stato subito assistito da un bravo meccanico e gommista, tra l’altro padre di una mia alunna, che ha provveduto subito ad alleviare i disagi apportati alla mia mobilità, per così dire. Nella sfortuna, posso dire di aver avuto fortuna. Quanti, realmente disabili, possono dire la stessa cosa, per quanto riguarda i modi e i tempi con i quali vengono prestate loro tutte le assistenze e cure delle quali necessitano? Per chi soffre nel sentirsi pregiudicato da un qualsivoglia impedimento, di quelli che non si scelgono, ci sarà sempre bisogno di bravi meccanici, o gommisti: celeri, professionali e magari, perché no? Anche sorridenti. Ricordiamocene, noi che abbiamo sempre le gomme gonfie.

Paolo Marcacci
Socio A.I.D.A.