Del bullismo si dibatte e continua a dibattere. Nel 2017 è arrivata la legge N. 71, che contiene una serie di misure per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cosiddetto cyber bullismo. Difficile districarsi nelle cronache della violenza, sempre più ricche e complesse. Difronte un’evidenza si può agire senza remore. Il problema sorge quando incappiamo in atteggiamenti e comportamenti che sono al limite del tollerabile. Un’enorme onda nella quale ciascuno di noi può ritrovarsi coinvolto, travolto, nuotando anche solo tra reminiscenze dell’infanzia. Per la prima volta nell’ordinamento entra una puntuale definizione legislativa di bullismo e cyber bullismo. Bullismo è l’aggressione o la molestia ripetuta a danno di una vittima in grado di provocarle ansia, isolarla o emarginarla attraverso vessazioni, pressioni, violenze fisiche o psicologiche, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni. Se tali atti si realizzano con strumenti informatici si ha il cyber bullismo, il bullismo telematico e informatico. Il bullismo è sempre esistito. Prima ne parlavamo meno, le vittime subivano la violenza senza gli strumenti e la consapevolezza per reagire. Denunciare cosa a chi? Alle autorità, certo, che a loro volta non erano abituate a relazionarsi alla vessazione continua e ambigua. Poi c’era la “vittima” o persona prossima allo stato di vittima che prima di riconoscersi tale, a tutti gli effetti, tendeva a sminuire l’accaduto per vergogna, perché la violenza era perpetrata all’interno della famiglia o da amici, compagni di scuola, non proprio degli estranei. Allora, prima di colpevolizzare qualcuno che c’è vicino, diventiamo titubanti e ci sentiamo due volte offesi, vestiti della vergogna di parlare, di attribuire colpe, correggere gli atteggiamenti di chi dovrebbe amarci o, quanto meno, rispettarci più di uno sconosciuto.
Le statistiche dell’Istat, aggiornate, non ci rassicurano sulle forme di violenza configurabili come bullismo e cyber bullismo.
E’ cambiata la società che nella sua eterogeneità pone più questioni, domande, spazi da regolamentare e dove intervenire. S’interroga e osserva ogni atteggiamento e comportamento. L’evoluzione della società e il suo liberarsi di molta omologazione culturale, ereditata negli anni e resiliente a qualsiasi cambiamento, ha prodotto e sviluppato altra sensibilità e attenzione.
Il cambiamento radicale doveva verificarsi per rappresentare tutte le realtà sociali esistenti e per fare fronte ai tristi fatti di cronaca che ingolfano le nostre giornate. Il numero crescente di vittime, di tutte le età, trasversale all’orientamento sessuale, alla religione, all’indirizzo politico indigna e lascia increduli. Protagonisti sono i bambini, le donne all’interno del proprio nucleo famigliare, gli omosessuali, le minoranze etniche e religiose. Le violenze sui bambini ci fanno, senza alcun dubbio, più orrore. Vessati dai propri insegnanti, compagni, genitori non riusciamo a trovare una sola ragione plausibile a giustificare stratificate forme di violenza.
Succede spesso nella scuola, anche a parti inverse. Capita di essere spettatori di episodi che riguardano gli insegnanti. Persone con un ruolo sociale importante, indispensabile e ultimamente vittime dei ragazzi, aggrediti e malmenati, derisi e obiettivo dello scherno e delle incomprensioni di allievi e genitori di allievi non proprio promettenti. La scuola è diventata, suo malgrado, uno dei palcoscenici nel quale il bullismo si sviluppa e alimenta, trae linfa vitale. Un ossimoro concettuale se ci pensiamo: il luogo deputato a creare conoscenza e coscienza, a sensibilizzare all’inclusione e alla tolleranza, a descriverla e raccontarla è invece un enorme cono d’ombra dove si scontrano mentalità e civiltà sul tappeto. Se la società nella sua eterogeneità cambia e si manifesta per essere inclusa e capita, accettata e normata, non tutti sono pronti per affrontare e interiorizzare il cambiamento in atto. Alcuni non hanno forza né strumenti e preferiscono irriderla, schernirla, menarla, ucciderla. Sono limiti psicologici gravi, patologie, desiderio di possesso e subordinazione, dove mantenere il proprio controllo, malato. Esercitare la propria autorità. Succede nelle case, negli affetti, nei legami sentimentali e amicali, scalando tutti gli ambienti sociali e le età possibili. Dove i focolai s’intuiscono ed esistono, si amalgamano trovando terreno fertile per evolvere e cementificare in efferatezze, guidate da ossessioni, limiti, pregiudizi e stereotipi bisogna certo intervenire. La Scuola e la Famiglia sono i terreni più fragili e corruttibili in questo senso. Chi è vittima di cyber bullismo, grazie alla nuova legge, può chiedere al titolare del trattamento, al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. L’oscuramento può essere peraltro chiesto a titolo riparativo anche dallo stesso bullo del web. Purtroppo i social, attuali agorà politiche e sociali, sono abusati dai giovani e dalle Istituzioni per semplificare e comunicare il proprio operato a tutti, in modo efficace e diretto, in poco tempo. La doppia faccia della tecnologia, gli sviluppi di un’inevitabile globalizzazione accelerano e moltiplicano, anche, l’uso distorto della stessa. La Rete esiste e va controllata, è la prece che ripetiamo ogni giorno, il nostro monito laico. Eppure i numeri delle violenze sono inquietanti. Dopo la scuola e i più giovani si possono sciorinare per ore e ore i casi di ragazze, suicide, dopo avere scoperto che il proprio fidanzato o partner occasionale aveva postato delle foto o filmati privati sui social senza alcun consenso. E l’Istat ce le ricorda periodicamente con i propri rapporti. E’ prevista, secondo la nuova normativa, la figura del docente anti bullismo in ogni Istituto. Tra i professori è individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyber bullismo. Al Preside, invece, spetta informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore. Il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole d’internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali. Novità non indifferente: lo stalker informatico è punito con la reclusione da uno a sei anni e analoga pena varrà se il reato è commesso con scambio d’identità, divulgazione di dati sensibili, diffusione di registrazioni di fatti di violenza o minaccia. In caso di condanna scatta la confisca obbligatoria di cellulari, tablet o pc. Più che parlarne e denunciare non possiamo fare.

David Giacanelli
Consigliere AIDA.