Informazioni su immigrazione Sanità

 

La legge italiana garantisce il diritto di ogni individuo al mantenimento della salute, che sia italiano o proveniente da qualsiasi altro Paese.
Il Servizio Sanitario Nazionale infatti assicura a tutti i cittadini non comunitari che si trovino sul territorio nazionale, anche senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto, il diritto a ricevere assistenza sanitaria.
Come si accede a questi servizi?
Per gli stranieri irregolari è necessario possedere il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) valido su tutto il territorio italiano.
È un tesserino individuale che può essere rilasciato al Pronto Soccorso o all'Azienda Sanitaria Locale (ASL) al momento della prima cura medica oppure essere richiesto dalla persona per iniziare un percorso di cure.
Viene compilato sulla base di preesistenti documenti di identità o su autodichiarazione.
Quali prestazioni vengono garantite?
• assistenza della gravidanza e della maternità
• assistenza della salute del minore
• vaccinazioni
• profilassi internazionale
• profilassi e cura delle malattie infettive
• cura e riabilitazione in caso di tossicodipendenza
• prestazioni ospedaliere urgenti ed essenziali
• prestazioni ambulatoriali urgenti ed essenziali
Per quanto è valida l’iscrizione ?
Il tesserino STP è valido su tutto il territorio nazionale per 6 mesi, con possibilità di rinnovo; per le donne in gravidanza il tesserino ha validità fino al compimento dei 6 mesi da parte del nascituro.
Qualsiasi persona senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto , richieda prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o private NON può essere denunciato dal personale sanitario presso le autorità competenti.

 

Lucrezia Burtone 

Socia Ordinaria A.I.D.A. 


L’argento vivo dei genitori

L’argento vivo dei genitori

Certo la canzone di Daniele Silvestri, “Argento vivo”, portata all’ultimo Festival della Canzone italiana di San Remo, è proprio bella. Come sempre il cantautore ci mette del suo, abbina parole e concetti, scava nelle pieghe della nostra storia, del quotidiano, per non lesinare critiche sempre comunque poetiche. Lo fa utilizzando metriche e suggestioni sonore, che rimandano più a componimenti e narrazioni che indugiano molto su concetti e temi sociali: delle moderne poesie più strutturate nei testi che non nella musica. Silvestri affronta spesso argomenti scabrosi, difficili, lo fa con ruvidezza, con potenza ma tanta sensibilità che ormai gli conosciamo. Eppure imbattendomi in più di una persona questo testo, “Argento vivo”, ha lasciato un po’ perplessi. Molti i genitori che più che annegare nelle proprie parole, per citare la canzone di Silvestri, sono annegati in interrogativi dolorosi. Magari non sarà questa l’occasione giusta. E non è possibile, in un unico testo, peraltro già prolisso, sintetizzare tutti gli aspetti sociali di una tema così complesso come la disabilità. Un termine che nella canzone non appare mai, ma ad un’attenta lettura non può che trattarsi della storia difficile di un bambino nato con problematiche. Impedimenti tali da costringerlo all’assunzione di farmaci come terapia e a una vita da prigioniero. Quasi fosse un carcerato, che è l’equivoco dell’interpretazione di molti. Ed invece no. Il carcere nel testo è solo un’immagine, la rappresentazione icastica dello stato d’animo dell’adolescente. Un carcere cui l’avrebbero, intenzionalmente, costretto un padre e una madre. Due irresponsabili, a modo loro, affetti da un amore sbagliato, riversanti premure e ansie nocive e fatali. Si tratta di un adolescente, ormai sedicenne, che dall’età di sei anni ha l’argento vivo in corpo. Ipercinetico e bulimico di azione e pensiero. Con una mente in movimento, tanto, troppo, tarantolato, veloce al punto di non stare dietro alle sue parole e fatti. Asincrono rispetto alla vita e ai propri coetanei. Per questo è chiuso in una residenza dove possono seguirlo e curarlo. Torna a casa la sera, sedato, con una madre che lo sommerge di parole e un padre che lo ammonisce. Sopraffatti dalla preoccupazione i genitori, più in generale la famiglia, sono descritti come complici di quella prigionia e vita indesiderata. Ricordo sempre, dopo avere scritto diversi anni fa un saggio nel quale intervistavo genitori, madri e padri di figli disabili, quanto dolore trapelasse da quelle interviste. Quanta sofferenza unita ad amore, quanta abnegazione, quanto desiderio di sacrificarsi per l’amore più caro, quanta responsabilità. Temi delicati ma già allora, almeno dieci anni fa, mi resi conto quanto fosse facile scadere in generalizzazioni, renderlo terreno di becero scontro manicheo. Sempre più facile schierarsi dalla parte di chi soffre, della persona offesa sua malgrado. E anche giusto, forse, come reazione naturale. Però mai dimenticare chi questi figli, nonostante tutto, li ha concepiti e messi al mondo sacrificando l’intera esistenza. Questi sono i genitori aguzzini e scellerati che, per amore del figlio con l’argento vivo, rinunciano al proprio di argento. Come biasimarli?! Non critico e non criticavo, allora, quando scrissi il saggio “Sì, cambia!” per Libertà Edizioni, alcuna scelta. Ancora oggi non è possibile immaginare di farlo. Dispiace, pertanto, che Silvestri pur avendo creato una canzone potente e bella abbia deciso di fotografare solo la sua metà campo. Quella del bimbo problematico. E’ stata persa un’occasione per un’immagine più organica e completa del tema. Magari, chissà, in un’altra canzone o in uno spazio specifico nel quale spiegarsi ulteriormente, potrà dare voce anche ai genitori di quel bambino. E, se non loro, ad altri genitori.

Consigliere A.I.D.A.

David Giacanelli


Schedati, perseguitati, sterminati: i malati psichici e disabili durante nazionalsocialismo e fascismo

 

Per non dimenticare la storia e combattere la crescente intolleranza nei confronti del diverso, non solo domani, che è la Giornata della Memoria

 

Tra il 1939 e il 1945 più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici tedeschi furono assassinate perché ritenute un inutile peso. Anche la Società Italiana di Psichiatria sostenne posizioni razziste e appoggiò le leggi razziali. In Italia, infatti, tra il 1943 e la fine della guerra, si verificarono ripetuti episodi di "prelevamento" dei pazienti ebrei dagli ospedali psichiatrici per essere portati in campi di concentramento e uccisi. Inoltre, Le leggi razziali emanate in Italia nel 1939 videro gli italiani ebrei banditi dalla vita pubblica e espulsi dalle loro cariche professionali. I loro figli non poterono più frequentare le scuole pubbliche e i matrimoni misti non furono più consentiti.

Per molto tempo fu steso un velo di silenzio su queste persecuzioni, e solo a partire dagli anni ’80 ebbe inizio l’elaborazione di quanto accaduto: nel 2010 la società tedesca di psichiatria riconobbe ufficialmente la responsabilità della psichiatria tedesca per i crimini commessi.

La Società Tedesca di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica (DGPPN) in collaborazione con la Fondazione Memoriale per gli Ebrei Assassinati d’Europa e la Fondazione Topografia del Terrore di Berlino, ha quindi realizzato la mostra Schedati, perseguitati, annientati che ripercorre le tappe della persecuzione nei confronti degli ebrei e di uomini e donne affetti da patologie mentali nonchè nei confronti di disabili durante il nazionalsocialismo.
Partita da Berlino nel 2014, la mostra ha toccato diverse città nel mondo: Vienna, Londra, Osaka, Toronto e Città del Capo. Grazie alla SIP - Società Italiana di Psichiatria e all’adattamento realizzato dal Network europeo per la ricerca e la formazione in pischiatria e psicodinamica la mostra è arrivata in Italia: a Roma e Bolzano nel 2017 e a Trento e Collegno nel 2018.

Oggi, grazie all’operato di Onda, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e la Società Italiana di Psichiatria (SIP), la mostra è visitabile – fino al 16 febbraio 2019 – a Milano, presso il Palazzo di Giustizia (atrio principale – 3°piano – ingresso da Corso di Porta Vittoria), con ingresso gratuito. La stessa scelta di ospitare la mostra nel palazzo in cui le leggi antiebraiche furono applicate è particolarmente carica di significato.
La mostra è organizzata nelle due sezioni:

- tedesca, che ripercorre le tappe della persecuzione dei malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo

- italiana a cura della SIP, denominata "Malati, manicomi e psichiatri in Italia – dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale", illustra la condizione dei malati psichiatrici ai tempi del fascismo e delle leggi razziali grazie a testimonianze e reperti storici per restituire alle persone colpite quella individualità che gli autori dei crimini volevano cancellare.

Legata alla mostra, una iniziativa che coinvolge gli studenti, promossa da Netforpp Europa: il progetto Memory against Inhumanity, cofinanziato dall'Unione Europea. Partendo dai contenuti della mostra, gli studenti liceali di quattro paesi europei hanno prodotto dei cortometraggi che saranno presentati in occasione dell'evento conclusivo, che avrà luogo il 28 gennaio 2019 nell'Auditorium G. Martinotti dell'Università degli Studi Milano-Bicocca. Al più votato sui social network sarà conferito il Mai Più Global Award. Qui si possono vedere i cortometraggi.

Così Claudio Mencacci, Past President Società italiana di Psichiatria: "Purtroppo bastano appena quattro generazioni perché tutto venga dimenticato, perché le posizioni razziste e stigmatizzanti prese 80 anni fa siano considerate lontane e irripetibili. Viviamo in tempi di incertezza e paura, il sentimento prevalente è una pervasiva sensazione di allarme di fronte a minacce vaghe, difficili da afferrare e combattere, che minano soprattutto la coesione fra individui. Di fronte alla violenza che cresce, i legami sociali si indeboliscono, aumentano isolamento e rifiuto del dialogo, ma anche diffidenza e sospetti. Le diversità degli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: a confermarlo il recente 52^ Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese che evidenzia come gli italiani siano più diffidenti verso gli immigrati rispetto alla media europea con il 63% che vede in modo negativo l'immigrazione da Paesi non comunitari e il 45% anche da quelli comunitari, contro una media europea rispettivamente del 52% e del 29% e con il 59,3% che è convinto che tra dieci anni in Italia non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse".

La mostra sarà visitabile al gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.00 e il sabato dalle 8.30 alle 13.00 al Palazzo di Giustizia di Milano fino al 16 febbraio 2019.

Tratto da: https://www.disabili.com/amici-e-incontri/articoli-amici/schedati-perseguitati-sterminati-i-malati-psichici-e-disabili-durante-nazionalsocialismo-e-fascismo


Roma, muore al Gemelli Fernando Aiuti, l’immunologo della lotta all’Aids: ipotesi suicidio

Malato da tempo per problemi cardiaci, si indaga sulla caduta dal quarto piano dell’ospedale romano. Sulla dinamica in corso accertamenti della Procura. Disposta l’autopsia. Rosaria Iardino, la donna sieropositiva che il professore baciò in bocca: “Addio Fernando, il mio uomo del bacio. Per alcuni di noi sarai eterno”
È morto questa mattina al policlinico Gemelli il professor Fernando Aiuti, immunologo, 83 anni, fondatore dell’Anlaids (Associazione Nazionale per la lotta contro l’Aids). Si indaga sull’ipotesi del suicidio. Secondo una nota ufficiale del Gemelli la morte è derivata da “complicanze immediate di un trauma da caduta dalla rampa delle scale adiacente il reparto di degenza”. Aiuti era ricoverato nel reparto di Medicina Generale del Gemelli “per il trattamento di una grave cardiopatia ischemica da cui era da tempo affetto e che lo aveva già costretto ad altri ricoveri e a trattamenti anche invasivi.
“Più recentemente”, continua la nota del nosocomio romano, “il quadro cardiologico si era aggravato evolvendo verso un franco scompenso cardiaco, in trattamento polifarmacologico”.
Fernando Aiuti, pioniere della lotta all’Aids e soprattutto della sua prevenzione, per quasi trent’anni è stato professore ordinario di Medicina Interna, direttore e docente della Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica, coordinatore del Dottorato di Ricerche in Scienze delle Terapie Immunologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ed era ancora in attività come specialista in Malattie Infettive e Immunologia Clinica.
Ritratto Una vita spesa a studiare l’Hiv e a farlo prevenire
Infettivologo tra i massimi esperti italiani, il professor Aiuti è rimasto celebre anche per il suo bacio in bocca davanti alle telecamere nel ’91 con Rosaria Iardino, una ragazza sieropositiva, per dimostrare all’opinione pubblica che il bacio profondo non trasmette l’Aids.
Aiuti, il ricordo di Rosaria Iardino: ”Quel bacio fu la miglior campagna contro lo stigma verso l’Hiv”
Ed è proprio la Iardino tra le prime voci a commentare la scomparsa di Aiuti: “Ci sono uomini che per il valore che sanno apportare alla comunità scientifica e culturale dovrebbero godere dell’immortalità. Di lui porterò con me per sempre il suo coraggio. Il nostro bacio altro non era che un grido e un richiamo al coraggio di parlare di Aids, di andare avanti con lo studio e con la ricerca, di informare e di curarsi. Grazie Fernando, per alcuni di noi sarai eterno”, scrive in un tweet la donna che è presidente dell’associazione The Bridge.
Ricordano l’immunologo anche le due ultime ministre della Salute: “La scienza oggi piange un grande uomo: la scomparsa di Fernando Aiuti, punto di riferimento mondiale per la lotta all’Aids, mi rattrista molto. Sono certa che il suo grande impegno vivrà attraverso il lavoro di @anlaids”. Così la ministra Giulia Grillo sui social.
Stefano Vella, compagno di tante battaglie: “Fu il primo medico attivista in Italia”
E Beatrice Lorenzin, ora leader di Civica Popolare: “Una vita dedicata alla ricerca, alla lotta all’Aids, alla medicina. Se ne va un pezzo importante del mondo scientifico”.
L’immunologo è precipitato nella tromba delle scale dal quarto piano del reparto di medicina generale, un volo di una decina di metri risultato fatale. Il corpo è stato trovato senza vita intorno alle 11. La procura di Roma, in attesa di una relazione da parte della Polizia Scientifica, aprirà nelle prossime ore un’inchiesta per omicidio colposo o per istigazione al suicidio. Il pm Laura Condemi, che ha effettuato un sopralluogo coordinando i primi accertamenti urgenti e raccogliendo le testimonianze dei responsabili del reparto, ha disposto l’autopsia.
Domani, giovedì, sarà il professor Costantino Ciallella dell’Università La Sapienza a verificare, oltre alla causa del decesso, se Aiuti avesse assunto un farmaco prima di cadere giù o se sia stato colpito da un infarto. Gli investigatori non hanno individuato tracce ematiche nè sulla balaustra nè sulle rampe delle scale ma sul pianerottolo, da dove è precipitato l’immunologo, hanno trovato le sue pantofole.
Tratto da:
https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/01/09/news/ferdinando_aiuti_si_getta_da_una_finestra_del_gemelli-216175617/


DISABILITÀ. ARGENTIN: INORRIDITA DA CASALINO


(DIRE) Roma, 9 nov. - "Rocco Casalino, portavoce del Presidente del Consiglio Conte, e' melma. Il video dei tempi in cui lui era giovane insegnante di teatro e si permetteva di usare termini come 'ragno', 'provo fastidio', 'schifo' parlando di ragazzi down e anziani dimostra la vergogna etica di quest'uomo. Sono inorridita dal suo volto e dalla sua voce mentre usava questi termini, non voglio essere rappresentata da un governo che utilizza un portavoce di questo livello, mi fa vergognare di essere italiana. Lo dichiara in una nota il presidente dell'associazione A.I.D.A. Onlus, ed ex deputata, Ileana Argentin. "Io sono disabile- ricorda Argentin- e caro Casalino te lo voglio dire, anche a nome di chi non puo' farlo: sono felice di essere diversa da te, i miei limiti mi rendono migliore del tuo essere cosi' tristemente mediocre, non puoi difenderti dicendo che hai usato quei termini come provocazioni perche', quando si sta dietro una cattedra si insegna, non si provoca. Casalino va rimosso, cari leader del momento, questa volta l'ha fatta proprio grossa, anche se parliamo di un vecchio video. Non la deve passare liscia. L'handicap non se lo cerca nessuno, lui invece da qualcuno e' stato messo li, non ci puo' stare. La disabilita' e' un patrimonio ed anziani ci diventiamo tutti", conclude. (Com/Sor/ Dire) 15:09 09-11-18 NNNN


04.11.2018, ore 9.10: On. Ileana Argentin conduce “A ruota libera” su Radio Cusano Campus (FM 89.1 a Roma e nel Lazio, streaming www.tag24.it)

 

 

29° TRASMISSIONE DELL'ASSOCIAZIONE A.I.D.A. Onlus

“A ruota libera” su Radio Cusano Campus, FM. 89.100, del

04.11.2018 sul tema: La Ludopatia.


Roma, Argentin (Pd): Foglie e rami, ennesima barriera

Roma, Argentin (Pd): Foglie e rami, ennesima barriera Roma, 3 nov. (LaPresse) – “In qualità di presidente dell’associazione onlus A.I.D.A. denuncio la grave difficoltà che il maltempo e l’incuria della giunta capitolina stanno provocando alla mobilità di tutti i cittadini romani ed in particolare ad anziani e disabili. Impossibile camminare su molti marciapiedi della città, vedi zone come Ostiense, Prati e Tuscolana. Proprio ieri mi è capitato di vedere una signora anziana con il carrello della spesa scivolare su un piccolo ramo in Prati, le carrozzine ortopediche sono costrette a camminare sul manto stradale perché tra buche, foglie e rami la sicurezza sui marciapiedi non è più garantita. Le foglie non spazzate via da chi di dovere hanno formato un nuovo strato e le carrozzine slittano e non riescono ad essere spinte. Capisco che il mal tempo non sia colpa di nessuno ma la mancanza di manutenzione e cura ha i suoi colpevoli: presidenti dei municipi e il sindaca Raggi. Invece di eliminare le barriere, si fa si che ne subentrino di nuove”. Lo dichiara in una nota Ileana Argentin, del Pd. POL LAZ mbb 20181103T114449Z